accastampato

Rivista di divulgazione scientifica realizzata dagli studenti di Fisica della Sapienza

Quella mattina del 12 aprile 1961

Written By: Carlo Mancini - May• 19•11








La mattina del 12 aprile 1961, un missile balistico intercontinentale R-7 si trovava sulla rampa di lancio pronto a essere proiettato verso il cielo.

Yuri GagarinQuesta volta però non era puntato su una delle maggiori città americane, né su un bersaglio dell’Europa Occidentale per scatenare un olocausto nucleare. A dire la verità non si trovava nemmeno in una delle numerose basi missilistiche sparse per l’Unione Sovietica, ma nel cosmodromo di Baikonour, una remota località nelle steppe del Kazakistan, talmente segreta che gli occidentali l’avevano localizzata solo studiando le traiettorie degli Sputnik lanciati a partire dal 1957. Sulla sua sommità, una testata nucleare da tre megatoni era stata rimpiazzata con una piccola capsula in grado di ospitare un essere umano. L’R-7 si apprestava dunque a lanciare il primo uomo nello spazio. Quest’uomo era il tenente d’aviazione Yuri Gagarin.

In principio Dio creò il cielo
e la terra, poi nel suo giorno
esatto mise i luminari nel cielo
e al settimo giorno si riposò.
Dopo miliardi di anni l’uomo
fatto a sua immagine e somiglianza,
senza mai riposare, con la sua
intelligenza laica,
senza timore, nel cielo sereno
d’una notte d’ottobre,
mise altri luminari uguali
a quelli che giravano
dalla creazione del mondo.
Amen.
(Salvatore Quasimodo, Alla nuova luna, 1958)

Genesi di un eroe

Gagarin era una persona di umili origini. Nato da una famiglia di contadini, soffrì i disagi della Seconda Guerra Mondiale quando i tedeschi requisirono la casa della sua famiglia, che fu costretta a trasferirsi in una piccola capanna di fango. Dopo la guerra s’iscrisse a una delle numerose scuole di avviamento professionale sparse per l’Unione Sovietica e probabilmente sarebbe finito a costruire trattori se la sua passione per l’aviazione e lo spazio non lo avesse portato a iscriversi con successo a una scuola di volo per amatori. Terminati gli studi, Gagarin decise quindi di iscriversi all’accademia dell’aeronautica militare dove nel 1957 ottenne il brevetto di pilota da caccia. Contemporaneamente i sovietici avevano avviato il loro programma spaziale lanciando lo Sputnik 1 e stupendo l’opinione pubblica internazionale: la corsa allo spazio era cominciata. Solo due anni più tardi, con il programma Vostok in Unione Sovietica e con quello Mercury negli Stati Uniti, ci si preparava già a lanciare un uomo nello spazio; per far questo c’era bisogno di persone intelligenti, abituate allo stress e fisicamente preparate. Furono quindi selezionati venti tra i migliori piloti dell’aeronautica, poi ridotti a sei per garantire un addestramento più accurato. Gagarin era tra questi, soprannominati “i sei pionieri”, che si misero subito in contrapposizione con gli omologhi statunitensi chiamati “i magnifici sette”. Naturalmente tutto il programma era circondato dal più stretto riserbo e se a Mosca sapevano quello che accadeva oltre oceano tramite la stampa, negli Stati Uniti non si conosceva nemmeno il nome del responsabile del programma spaziale sovietico. Col procedere dell’addestramento, Gagarin divenne il favorito per salire a bordo della Vostok 1 ed effettuare il primo volo umano nello spazio. Grazie alle sue abilità tecniche e all’ottima impressione che dava di sé fece infatti colpo sui suoi superiori. Così, il 5 aprile 1961, Nikolai Kamanin, responsabile dell’addestramento dei cosmonauti, decise che proprio Gagarin sarebbe stato il primo uomo a volare nello spazio.

Ore 6:07 UTC

Vostok 1

La Vostok 1, in mostra presso il Museo dell'Aria e dello Spazio di Parigi. Da Wikipedia.

Il volo era in programma per il 12 aprile alle 6:07 UTC (Tempo Universale Coordinato) di modo che, al momento del rientro, i sensori dei sistemi di bordo non fossero disturbati dalla luce del sole. Se tutto fosse andato secondo i piani, Gagarin non avrebbe dovuto pilotare direttamente la navicella che sarebbe stata invece affidata al computer di bordo e al controllo missione a terra. Il rientro sarebbe stato effettuato dopo una sola orbita ed era previsto che, a una quota fissata, Gagarin si eiettasse dalla navicella per planare con il paracadute nella steppa kazaka. Il 12 aprile la preparazione per il lancio cominciò con la sveglia di Gagarin e Titov, la sua riserva, alle 2:30 UTC. Due ore prima del lancio Gagarin, all’apparenza tranquillo, fu fatto accomodare nell’angusto abitacolo della Vostok 1 e cominciò una serie di controlli di routine sui sistemi di bordo. Il volo ebbe inizio alle 6:07 UTC e tutto andò come previsto. I potenti motori del razzo R-7 impressero un’accelerazione pari a tre volte quella terrestre e meno di dieci minuti dopo il lancio la Vostok 1 aveva già raggiunto la sua orbita con un perigeo di 169 km e un apogeo di 315 km1. Una volta nello spazio, Gagarin, guardando fuori dal minuscolo oblò, fu finalmente in grado di descrivere la Terra: nessuno infatti l’aveva mai vista prima di allora. Queste furono le sue parole: “la Terra è blu. Che meraviglia. È incredibile…”. Al termine dell’unica orbita prevista furono accesi i retrorazzi per frenare la capsula e immetterla nella traiettoria di rientro. Una volta rientrato nell’atmosfera, Gagarin si eiettò dalla capsula a una quota di circa 7000 m e atterrò a qualche chilometro di distanza dalla cittadina di Engels, nella regione di Saratov. Dal momento della partenza erano passati solo 108 minuti.Una volta atterrato, Gagarin fu protagonista di una scena curiosa: a pochi metri dal luogo dell’atterraggio erano presenti un contadino e suo figlio. Quando videro Gagarin nella sua tuta arancione con il casco e il paracadute che gli sventolava alle spalle, corsero via dalla paura. Gagarin dovette allora rassicurarli che era russo come loro e che aveva bisogno di un telefono per chiamare Mosca.

Oltre ogni confine

Il volo di Gagarin dimostrò finalmente che era possibile mandare un uomo in orbita e farlo tornare incolume. Infatti, nonostante il durissimo addestramento a cui furono sottoposti gli astronauti, nessuno poteva sapere come si sarebbe comportato esattamente l’uomo in assenza di peso o se avesse potuto resistere alla terribile accelerazione impressa dal razzo al decollo. Naturalmente il significato dell’impresa trascende qualsiasi significato politico o scientifico: è la dimostrazione della capacità dell’uomo di andare sempre oltre, di come può superare dei limiti per crearne sempre di nuovi andando sempre più lontano.

Una volta resa nota, l’impresa fece scalpore. Gagarin fu accolto da eroe in tutti i paesi del mondo e venne insignito del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica: ancora una volta i sovietici avevano stupito il mondo. Infatti, a causa della loro ossessione per la segretezza, i sovietici avevano tenuto tutti all’oscuro della preparazione della missione. Questo colse di sorpresa gli americani che si ritrovarono a inseguire ancora una volta i sovietici nella corsa allo spazio, sovietici che dimostravano un’inaspettata quanto schiacciante superiorità tecnologica. Infatti, nonostante il programma Mercury fosse partito quasi in contemporanea con il programma Vostok, gli americani non furono in grado di mandare un uomo in orbita se non all’inizio del 1962 con John Glenn. Dopo il volo con la Vostok 1, Yuri Gagarin continuò a collaborare con il programma spaziale sovietico e tornò anche a volare nell’aviazione militare. Morì in un incidente aereo il 27 marzo del 1968 nei pressi della base aerea di Chkalovski a bordo di un Mig-15UTI. Insieme a lui era presente anche l’istruttore di volo Vladimir Seryogin. L’incidente è stato probabilmente causato dal cattivo tempo e da un errore di comunicazione tra la torre di controllo e l’aereo. Dopo i funerali, Gagarin è stato sepolto al Cremlino insieme agli Eroi dell’Unione Sovietica. Al giorno d’oggi, al contrario delle missioni americane, non esiste una documentazione fotografica o filmata completa dell’impresa, sempre a causa dell’ossessione per la segretezza. L’unico video originale esistente è quello a inquadratura fissa che ritrae Gagarin all’interno della Vostok 1 durante le fasi del volo, mentre tutti gli altri video a colori furono girati dopo l’impresa a beneficio della propaganda. Nel 2011, il documentarista Christopher Riley, in collaborazione con l’astronauta italiano Paolo Nespoli, ha girato un filmato riprendendo quello che Gagarin vide dallo spazio il 12 aprile 1961 ripercorrendo con la Stazione Spaziale Internazionale l’orbita della Vostok 1. Il film First orbit è stato trasmesso in occasione delle celebrazioni del 50° anniversario del volo di Gagarin in diretta su Internet.

Note

  1. Rispettivamente il punto più vicino (perigeo) e quello più lontano (apogeo) dalla Terra in un’orbita ellittica.

Sull’autore

Matteo Di Giovanni frequental’ultimo anno del corso triennale in fisica all’Università Sapienza di Roma. Tra i suoi interessi spiccano l’astronomia elo studio dell’esplorazione del cosmo.

Bibliografia

  1. AA. VV., La Luna e nostra: storie e drammi di uomini coraggiosi. Rizzoli (1969)
  2. Balis Crema L. e Castellani A., L’esplorazione dello spazio. Newton Compton (1997)
  3. Laquale P., 1957 – 2007: 50 anni di missioni spaziali. In l’Astronomia, vol. 289

 

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